Ricevo e pubblico con immenso piacere.
Mi ha raccontato Diana Borrego Martinez Gonzalez, arrivata dalla California per la mostra di Milano, che el Tio Fred, oltre a metterci la propria particolare sensibilità quando stampava con l'archival process, aveva due occhi in più al suo fianco: quelli della moglie Julia, artista grafica e disegnatrice di grande talento,la cui familiarità con i chiari scuri nobilitava attraverso i suggerimenti dati a Fred il già raffinato bianconero del fotografo, che è stato definito pregevole dal critico Roberto Mutti nella recensione apparsa sul quotidiano "Repubblica".
Daniele Ravenna
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venerdì 20 novembre 2009
giovedì 24 settembre 2009
Macchine del tempo
Entreremo tra le immagini di Fred Iltis senza fretta, forse passerà del tempo prima di vedere i suoi lavori, perché quando si scopre qualche cosa di nuovo in un archivio bisogna sistemarlo, catalogarlo, leggerlo, interpretarlo e poi alla fine portarlo alla conoscenza di tutti. E’ un lavoro minuzioso che deve essere fatto con molta attenzione e molto rispetto.
Questo Fred Iltis lo sapeva molto bene e come scrive Daniele Ravenna «Quando prendeva in mano le sue foto, allora come nel 2008, s’infilava sempre i guanti di cotone bianchi e le trattava come delicate creature viventi che vanno protette, da cui è difficile separarsi».
Infatti, tutte le pagine che raccontano una storia vivono, perché sono proiettate nel futuro, vere “macchine del tempo”.
Questo Fred Iltis lo sapeva molto bene e come scrive Daniele Ravenna «Quando prendeva in mano le sue foto, allora come nel 2008, s’infilava sempre i guanti di cotone bianchi e le trattava come delicate creature viventi che vanno protette, da cui è difficile separarsi».
Infatti, tutte le pagine che raccontano una storia vivono, perché sono proiettate nel futuro, vere “macchine del tempo”.
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